Pentecostali nel mondo

Roma, Sabato 19 Settembre 2020 16:56

L'essenza del messaggio di Cristo. L'evangelo del regno. Tempi profetici

L'evangelo del regno. Tempi profetici"E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti; ed allora verrà la fine" (Matteo 24:14).

Il capitolo 24 del Vangelo di Matteo è noto come “il sermone profetico”. Gesù è con i discepoli sul monte degli Ulivi (interessante rif. Zaccaria 14:4) e la loro domanda è: “quando avverranno queste cose? e qual sarà il segno della tua venuta? e della fine del mondo?”. E’ nella natura umana la tendenza a voler anticipare i tempi e conoscere gli eventi futuri; ed in parte, per quanto giusto secondo la maestà divina, Dio rivela ai profeti ed ai suoi figliuoli i tempi a venire. E’ una rivelazione progressiva che noi troviamo dalla Genesi all’Apocalisse. Molte profezie, come quelle riguardanti la venuta del Messia (oltre 300 in tutto il Vecchio Testamento), si sono già adempiute in Cristo. Altre si stanno adempiendo proprio in questo tempo. Altre ancora si adempiranno nei tempi a venire. Perché tutto è nelle sue mani, Colui che “nel principio” creò i cieli e la terra (Genesi 1:1); Colui che dice: “Io sono l’Alfa e l’Omega; il principio e la fine” (Apocalisse 21:6).

Sul cap. 24 molte sono state le speculazioni di quanti in modo ricorrente nei secoli hanno indicato una qualche data per la fine del mondo. Ma l’indicazione di una simile data non è biblica; chi la pronuncia è un falso profeta ed il tempo ne ha dato prova. Gesù stesso dice che nessuno conosce quel giorno se non il Padre (Matteo 24:36) e quindi “vegliate dunque perché voi non sapete a quale ora il vostro Signore verrà” (Matteo 24:42).

Concentriamoci ora sul verso 14: “E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti; ed allora verrà la fine”.

Durante tutto il suo ministero, Gesù fece sostanzialmente 2 cose: 1) predicò l’Evangelo; 2) fece segni e miracoli, soprattutto resuscitando e guarendo i malati. Ed è interessante notare che anche i discepoli del primo tempo dopo la resurrezione di Cristo fanno la stessa cosa: predicano l’Evangelo della Grazia e fanno opere potenti nel nome di Gesù (vedi resoconti nel libro degli Atti anche chiamato (versione Diodati) Fatti degli Apostoli e nelle successive Lettere).

L’Evangelo del Regno. E’ una espressione citata molte volte da Gesù ed è un concetto che affonda le sue radici nell’eternità perché già  prima della creazione c’è il progetto del Re dei Re posto a salvezza della umanità. Dopo il suo arresto, Gesù tace davanti al Sinedrio ed al sommo sacerdote. Ma davanti a Pilato, espressione del regno dell’impero romano, conferma di essere il Re dei Giudei (Matteo 27:11). Una profonda rivelazione ci è data nella Epistola agli Ebrei; e non a caso agli ebrei ma perché sono il popolo prescelto, eletto da Dio; ma è anche il popolo che rigetta Cristo e che ancora oggi aspetta il Messia. Agli Ebrei è detto allora del Primogenito introdotto nel mondo: “… del Figliuolo dice: O Dio, il tuo trono è ne’ secoli de’ secoli; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura” (Ebrei 1:8; per meglio comprendere leggete tutto il cap. 1, di straordinaria profondità e rivelazione).

Spiegare l’idea del Regno richiederebbe un trattato che dovrebbe partire dalla Genesi e collegare tutti i Libri della Bibbia sino all’Apocalisse. Ogni passaggio poi, getta luce e amplifica la comprensione di altri versi della Parola. E più si cammina nelle profondità bibliche e più si conquista, con l’aiuto della Spirito Santo, la bellezza della perfezione e maestà di Dio, dove ogni cosa testimonia il progetto d’amore della redenzione in Cristo. Questo progetto della salvezza per grazia è il Regno.

Quando nasce il Regno?In lui ci ha Dio eletti avanti la fondazione del mondo, affinché siamo santi, ed irreprensibili nel suo cospetto, in carità; avendoci predestinati ad adottarci per Gesù Cristo, a se stesso” (Efesi 1:4-5). Nel Libro dell’Apocalisse leggiamo che i nostri nomi (i nomi dei salvati in Cristo) sono stati “scritti” fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello (13:8). Questo ci rivela che il Regno nasce avanti della fondazione del mondo, perché Egli è il principio e la fine (1 Cronache 29:11). Cristo è “Il Germoglio; ed egli germoglierà sotto di sé, ed edificherà il tempio del Signore” (Zaccaria 6:12). Perché siamo stati innestati con Cristo (Romani 6:5) dopo essere stati acquistati al prezzo del sangue versato (“offerto”, Ebrei 7:27). “E se la radice è santa, i rami ancora sono santi” (Romani 11:16).    

Dal Regno umano al Regno divino. Nel Vecchio Testamento, lo stesso popolo di Dio ad un certo punto chiese un Re (1 Samuele 8:5) ed il Signore acconsentì. Ma questi Re ed i loro regni mostrarono sempre la trasgressione della legge di Dio; persino Davide, il Re più vicino a Dio; e così Salomone, in tutta la sua sapienza, finito nelle braccia degli idoli che, per mezzo delle donne straniere, avevano invaso la sua casa. Ma “siccome il peccato ha regnato nella morte, così ancora la grazia regni per la giustizia, a vita eterna, per Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 5:21). Cristo stesso - “radice e progenie di Davide” (Apocalisse 22:16) -, al tempo giusto, è sceso tra noi, come uno di noi, manifestandosi come il Messia (Marco 1:9-11), pagando il prezzo del riscatto, morendo in croce, resuscitando il terzo giorno e ponendosi “a sedere alla destra del trono della Maestà, ne’ cieli; ministro del santuario, e del vero tabernacolo, il quale il Signore ha piantato, e non un uomo” (Ebrei 8:1-2).

Cristo è il Re dei re. Il Messia segna il passaggio dal popolo di Dio – regno umano, al popolo di Dio – Regno divino, “poiché la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata per noi” (1 Corinzi 5:7). Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figliuolo affinché chiunque creda in lui non perisca ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3:16 - 17:23). Ma non è soltanto questo perché per noi che eravamo pagani, increduli, peccatori, estranei al popolo di Dio quanto all’elezione, c’è stato riservato un privilegio ancora più grande che esalta ancora di più la profondità e la bellezza della grazia che noi abbiamo ricevuto in Cristo: “per la loro caduta è avvenuta la salvezza ai Gentili” (Romani 11:11); “induramento è avvenuto in parte ad Israele, finché la pienezza dei Gentili sia entrata. E così tutto Israele sarà salvato” (versi 25-26). Infatti, precisa Paolo: “Ben son essi nemici, quant’è all’evangelo, per voi; ma quant’è all’elezione, sono amati per i padri. Perché i doni, e la vocazione di Dio sono senza pentimento” (28-29). Se è vero che Israele è il popolo eletto di Dio è anche vero che Israele ha rigettato il Messia. E riprendendo lo stesso schema del sacrificio dell’agnello del Vecchio Testamento, Cristo è l’Agnello che viene sacrificato al Padre dal sommo sacerdote rappresentato da tutto il popolo d’Israele. Non è Pilato che mette a morte il Cristo, bensì “tutto il popolo” sparge il “sangue di questo giusto”.

E Pilato … prese dell’acqua, e si lavò le mani nel cospetto della moltitudine, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi. E tutto il popolo, rispondendo, disse: Sia il suo sangue sopra noi, e sopra i nostri figliuoli” (Matteo 27:24-25).         

Ma la Parola di Dio ci dice anche che Israele sarà salvato (Romani 11:26):

E spanderò sopra la casa di Davide, e sopra gli abitanti di Gerusalemme, lo Spirito di grazia, e di supplicazioni; e riguarderanno a me che avranno trafitto; e ne faranno cordoglio che si fa per il figliuolo unico; e ne saranno in amaritudine, come per un primogenito. In quel giorno vi sarà un gran cordoglio in Gerusalemme” (Zaccaria 12:10-11).

Conclusioni e considerazioni. Cristo è Re, la Parola fatta carne, abitata fra noi, contemplata nella sua gloria, “gloria, come dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia, e di verità” (Giovanni 1:14). L’Evangelo del Regno è pervenuto sino a noi, chiamandoci ad essere figliuoli, servi, operai, ambasciatori in questo tempo per spandere il buon profumo di Cristo alla gloria di Dio Padre. Il Regno dei cieli è arrivato sino a noi ed è tempo di ravvedimento e di maggiore consacrazione (Matteo 4:17). Noi siamo cittadini del Regno, corpo di Cristo, tempio dello Spirito Santo (1 Corinzi 3:16 - 6:19). E tanto siamo cittadini del regno che “il nostro combattimento non è contro a sangue e carne; ma contro i principati, contro le potestà, contro ai rettori del mondo, e delle tenebre di questo secolo, contro gli spiriti maligni nei luoghi celesti” (Efesi 6:12). E come i demoni riconoscevano Cristo (Luca 4:34), così riconoscono i figli di Dio salvati per grazia (Atti 19:15).

Avendo Iddio variamente, ed in molte maniere, parlato già anticamente ai padri, nei profeti, in questi ultimi giorni, ha parlato a noi nel suo Figliuolo … e portando tutte le cose con la parola della sua potenza …” (Ebrei 1:1-3).

Ricordiamo il nostro punto di partenza, Matteo 24:14: “E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti; ed allora verrà la fine”.

Noi credenti non siamo figli della legge, bensì della grazia. Cristo è il nostro Signore e Salvatore, La Via, La Verità e La Vita (Giovanni 14:6). Gesù stesso insiste dicendo: “questo evangelo del regno sarà predicato …”. Molte false dottrine vengono oggi predicate, molti evangeli personali costruiti a proprio uso e consumo, a proprio vantaggio; evangeli estranei e nemici della croce. Paolo dirà: vi sono alcuni che vi turbano con un altro vangelo “e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo” (Galati 1:6-7). Perché tante chiese non crescono ma anzi si svuotano? Perché tante missioni non produco frutti ma anzi falliscono? Quale evangelo stanno insegnando? Stiamo abbracciando e testimoniando “questo evangelo”, cioè quello biblico insegnato da Cristo? Paolo scrive: non voglio sapere altro se non di Cristo, e di cristo crocifisso (1 Corinzi 2:2), “poiché tutti cercano il lor proprio, non ciò che è di Cristo Gesù” (Filippesi 2:21), “ma pure camminiamo d’una stessa regola … perché molti camminano … come nemici della croce di Cristo” (3:16-18).

Infine, vorrei riprendere e porre l’attenzione su un punto già accennato in apertura. Durante tutto il suo ministero, Gesù fece sostanzialmente 2 cose: 1) predicò l’Evangelo; 2) fece segni e miracoli, soprattutto resuscitando e guarendo i malati. Ed è interessante notare che anche i discepoli del primo tempo dopo la resurrezione di Cristo fanno la stessa cosa: predicano l’Evangelo della Grazia e fanno opere potenti nel nome di Gesù.

Perché il regno di Dio non consiste in parlare, ma in potenza” (1 Corinzi 4:20).

E Gesù disse loro: “Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura (…) Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi …. metteranno le mani sopra gli infermi, ed essi guariranno” (Marco 16:15-18).

In molte occasioni, gli apostoli “imposero le loro mani” e lo Spirito Santo scese e “parlavano altre lingue e profetizzavano” (Atti 19:1-7). Sempre Paolo ci parla della diversità dei dono spirituali riservata alla comunità dei credenti (1 Corinzi 12).

Dal costato di Gesù in croce uscirono sangue ed acqua (Giovanni 19:34).

Il sangue mi parla del sacrificio, del prezzo offerto per la sposa, della redenzione, della grazia, della riconciliazione, della giustificazione, della santità.

L’acqua mi parla del battesimo, dello Spirito Santo all’opera, delle promesse, della potenza di Dio e della gloria che scendono tra noi, dei doni, della profezia, della guarigione, della resurrezione, della vita eterna.

Dov’è oggi la potenza dello Spirito Santo all’opera? La mancanza di Spirito Santo è un’altra condizione - dopo le false dottrine - di debolezza delle chiese che le rende perdenti al proprio interno e perdenti nella testimonianza verso quelli di fuori. Dove sono i servitori fedeli del Signore, ripieni dello Spirito Santo, che impongono le loro mani e fanno scendere la gloria di Dio? Siamo pieni di prediche, di dottrina, di parole, la conoscenza è aumentata … ma “il regno di Dio non consiste in parlare, ma in potenza” (1 Corinzi 4:20). Davanti a Lazzaro morto nessuna predica avrebbe potuto resuscitarlo ma soltanto la potenza dello Spirito Santo. Parimenti oggi, davanti ad una generazione morta nel peccato e confusa, una chiesa sonnacchiosa che ha solo parole non è in grado di manifestare la gloria di Dio; ed infatti, non si vedono i frutti (Matteo 7:20), le persone non si convertono mentre, invece, le chiese si svuotano, benché anche questo sia il segno degli ultimi tempi (Matteo 24:12).

Il Signore ci dia grazia di camminare fedelmente per La Via della Verità che conduce alla Vita eterna, praticando e testimoniando una dottrina fedele all’insegnamento di Cristo. Parimenti, Dio ci riempia di Spirito Santo, sperimentando ancora quella Pentecoste delle origini, con la manifestazione della gloria di Dio che segue la testimonianza della Parola.

A Dio tutta la gloria.

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20 luglio 2012 / 20 luglio 2020

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Rimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio. Ultima parte

rimanere fedeli in tempi difficiliRimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio (Ultima Parte)

Vediamo ora come quanto detto nella parte 1 e 2 può essere accostato a questi nostri giorni.

Nel primo Tempio, la gloria (Shechinah) di Dio.

Nel secondo Tempio un senso di solitudine e di amarezza. Ma Dio interviene dicendo: “io riempirò questa Casa di gloria … L’argento è mio, e l’oro è mio … Maggiore sarà la gloria di questa seconda Casa, che la gloria della primiera .. ed io metterò la pace in questo luogo” (Aggeo 2:7-9).

Infatti, in questo secondo Tempio entrerà la gloria di Cristo che traccerà La Via, La verità e La Vita (Giovanni 14:6), la redenzione attraverso la grazia e Colui che dirà all’umanità: “abbiate pace in me; voi avrete tribolazioni nel mondo; ma state di buon cuore, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33).     

Cristo è stato anche l’ultimo sacrificio - la nostra pasqua immolata per noi (1 Corinzi 5:7) - perché alla sua morte, reso lo spirito, “la cortina del Tempio si fendé in due, da cima e fondo” (Marco 15:38). E poi nel 70 d.C. il Tempio viene distrutto dai romani.  

Oggi, noi credenti siamo il Tempio dello Spirito Santo, la Chiesa, il popolo di Dio acquistato al prezzo del sangue della Croce; noi siamo il corpo di Cristo (1 Corinzi 6:19-20).

Purtuttavia, è un tempo di sofferenza anche per i cristiani, sia fisica che spirituale. Pur essendo di Cristo, siamo ancora in questo corpo che vacilla e soffre come tutti, gli affanni, le mancanze, le malattie, lo scoraggiamento, giorno per giorno. Per di più, assistiamo a tanta sofferenza intorno a noi, alle nostre chiese che si svuotano, alla magrezza spirituale, alla mancanza della potenza dello Spirito Santo all’opera: dove sono oggi i profeti, i guaritori, le manifestazioni potenti dello Spirito Santo di cui Paolo parla in 1 Corinzi cap. 12?! Troppo spesso siamo inondati da fiumi di parole senza carità, senza potenza; Paolo dice: non voglio sapere altro se non di Cristo e di Cristo crocifisso (1 Corinzi 2:2), “e la mia parola, e la mia predicazione non è stata con parole persuasive dell’umana sapienza; ma con dimostrazione di Spirito e di potenza. Affinché la vostra fede non sia in sapienza d’uomini, ma in potenza di Dio” (versi 4-5).

Eppure, non è questo il tempo di abbattersi, anzi di fortificarsi nell’opera dello Spirito Santo e quelle parole … “mettetevi all’opera io sono con voi” (Aggeo 2:4), sono ancora oggi per noi, perché questo nostro Tempio conoscerà una gloria maggiore della primiera, perché noi Lo vedremo faccia a faccia. Come il secondo Tempio ha visto Cristo, noi siamo il terzo Tempio che vedrà l’Eterno (Elohim) faccia a faccia (1 Corinzi 13:12, Ebrei 12:14).

Nel rimanente, fratelli, rallegratevi, siate ristorati, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, e state in pace; e l’Iddio della carità, e della pace sarà con voi” (2 Corinzi 13:11).

Or ecco, io son con voi in ogni tempo, infino alla fine del mondo. Amen” (Matteo, ultimo capitolo, ultimo verso).

Gianfranco Annino

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Rimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio. Parte 2 di 3

tempi profeticiRimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio (Parte 2 di 3)

Davide esprime la volontà di costruire un tempio al Signore (2 Samuele cap. 7). Tuttavia, tramite il profeta Natan, Dio rivela a Davide che non sarà lui a costruire il tempio, “una Casa al mio Nome”, bensì il suo figliuolo Salomone: “e la tua casa e il tuo regno saranno in perpetuo stabili nel tuo cospetto; il tuo trono sarà fermo in eterno” (verso 16). Una chiara profezia della venuta di Cristo e del suo regno perpetuo, e del trono alla destra del Padre (Ebrei 1:8). Quando Salomone viene unto re, in luogo di suo padre Davide, a 400 anni dalla uscita dalla schiavitù d’Egitto, l’anno quarto del regno di Salomone, inizia la costruzione del Tempio. E la parola del Signore fu indirizzata a Salomone, dicendo : Quant’è a questa Casa che tu edifichi, se tu cammini ne’ miei statuti, e metti in opera le mie leggi, ed osservi tutti i miei comandamenti, per camminare in essi; io atterrò fermamente inverso te la mia parola, che io ho detta a Davide, tuo padre; ed io abiterò in mezzo de’ figliuoli d’Israele, e non abbandonerò il mio popolo d’Israele” (1 Re 6:11-13).

Sempre nel Primo Libro dei Re, al capitolo 8, viene descritta la consacrazione del Tempio. “Ed i sacerdoti portarono l’Arca del Patto del Signore dentro al suo luogo, nell’Oracolo della Casa, nel Luogo Santissimo, sotto alle ali de’ Cherubini” (verso 6); e dentro l’Arca vi erano le due Tavole di pietra della Legge che Dio aveva scritto (verso 9).

“Ora avvenne che, dopo che i sacerdoti furono usciti fuori del Luogo santo, una nuvola riempiè la Casa del Signore. Ed i sacerdoti non potevano stare in piè per fare il servigio, per cagione della nuvola; perché la gloria del Signore aveva ripiena la Casa del Signore” (verso 10-11). E Salomone apre le palme delle sue mani verso il cielo e prega con parole che possiamo fare nostre: O Signore “gli occhi tuoi siano aperti, notte e giorno, verso questa Casa” (verso 29). “Ora, quando Salomone ebbe finito di fare la sua orazione, il fuoco scese dal cielo, e consumò l’olocausto, e gli altri sacrifici; e la gloria del Signore riempiè la Casa” (2 Cronache 7:1).

Il primo Tempio è dunque connotato dalla abbondanza, dalle ricche donazioni del popolo e, infine, dalla gloria di Dio (Shechinah) che scende.

Ma nell’anno 586 a.C. (Regno di Giudea in Canaan), il Tempio viene distrutto, il suo culto abolito e buona parte della nazione condotta schiava in Babilonia (2 Re 25:12).

Nel Libro di Esdra si narra poi di come Ciro, Re di Persia, permette ai Giudei di tornare in Gerusalemme, dove il popolo, guidato da Zorobabele (discendente di Davide), comincia a ricostruire il Tempio. E’ un popolo afflitto, che è uscito da poco dalla schiavitù: “Ma molti de’ sacerdoti, e dei Leviti, e de’ capi delle famiglie paterne, ch’erano vecchi, e avevano veduta la primiera Casa in piè, avendo questa Casa davanti agli occhi, piangevano con gran grida …” (Esdra 3:12). Uomini cioè che avevano visto il primo Tempio ed avevano visto la Shechinah, la gloria di Dio scendere, adesso che hanno forse 80/85 anni, vedono la differenza e piangono lacrime di amarezza perché non vedono la stessa gloria del tempo passato. Tant’è che Dio manda i profeti Aggeo e Zaccaria a confortare e richiamare il popolo che si era fermato nella costruzione del Tempio, con queste parole: “Io sono con voi, dice il Signore” (Aggeo 1:13), “fortificatevi … e mettetevi all’opera; perché io sono con voi, dice il Signore degli eserciti” (Aggeo 2:4). Il Tempio poi verrà finito (Esdra 6:15) e dedicato sino alla Pasqua (516 a.C.).

Fatte queste premesse, vedremo nella Parte III il filo che lega il primo Tempio, il secondo Tempio con i nostri tempi ed il terzo Tempio con la gloria a venire. Per comprendere che stiamo vivendo tempi profetici ed è il tempo di una maggiore consacrazione a Cristo ed una maggiore pienezza di Spirito Santo. 

(A breve, la terza ed ultima parte).

Dio ci benedica.   

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Rimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio

fedeli nella sofferenzaRimanere fedeli in tempi difficili. Dal primo tempio al terzo tempio (Parte prima)

"E Iddio non vendicherà egli i suoi eletti, i quali giorno e notte gridano a lui; benchè sia lento ad adirarsi per loro? Certo, io vi dico, che tosto li vendicherà. Ma, quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli pur la fede in terra?" (Luca 18:7-8)

Partiamo da questi versi per affrontare un percorso che ci condurrà a delle considerazioni sul tempo di “tenebre” che stiamo vivendo, da ultimo a causa della pandemia in corso nel mondo. Per concludere che il popolo di Dio deve rimanere sereno, forte in Cristo e soprattutto fedele.

Perché gli “eletti”, cioè i salvati per grazia, il popolo di Dio, “gridano a lui”? Evidentemente, perché sono “nel mondo” e sono soggetti a tutte le sofferenze del genere umano; ma anche perché, “non essendo del mondo”, vogliono vivere secondo la Parola di Dio, in santità, testimoniando di Cristo. I cristiani, pertanto, soffrono perché combattono “il buon combattimento della fede” e perché, nella propria visione evangelica, riescono a scorgere un mondo travagliato che si avvia alla perdizione, lontano da Dio. Ma l’aver accettato Cristo e l’essere il popolo di Dio, porta ciascuno e tutti come “chiesa” a gridare “a lui”: è un atto di fede che solo i cristiani possono compiere, gridare “a lui”, gridare Abba Padre, perché sa in chi ha creduto, sa da dove viene e dove sta andando camminando lungo “La Via, La Verità e La Vita”.

Ma anche i cristiani, attraversando il deserto di questi tempi, possono essere provati nell’animo, sentirsi scoraggiati, deboli, affranti, finanche abbandonati. Niente di cui vergognarsi; anche Cristo, nel Getsemani, nell’estrema sofferenza dell’imminente sacrificio della Croce, ebbe momenti di terribile sofferenza interiore arrivando a chiedere al Padre se fosse possibile non bere il calice del sacrificio (Matteo 27:42) ed ancora in Croce gridando “Elì, Elì, lammà sabactani? cioè: Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (27:46).

Questo sentimento di scoraggiamento e di abbandono del popolo di Dio è un po’ quanto è successo alla inaugurazione del secondo tempio, ma per capire dobbiamo fare un cenno anche al primo tempio per capire che noi siamo il terzo tempio che un giorno vedrà il Signore (EL SHADDAI di Genesi 18:3) faccia a faccia.

(segue Parte 2, di prossima pubblicazione)

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Solo Cristo: La Via, La Verità, La Vita

Solo Cristo: La Via, La Verità, La VitaSolo CRISTO: La Via, La Verità, La Vita

"Se noi speriamo in Cristo solo in questa vita, noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini. Ma ora Cristo è risuscitato da' morti; egli è stato fatto le primizie di coloro che dormono. Poichè per un uomo è la morte, per un uomo altresì è la resurrezione de' morti. Perchè, siccome in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati" (1 Corinzi 15:20-22)

"E in nessun altro è la salvezza; poichè non vi è alcun altro nome sotto il cielo, che sia dato agli uomini, per il quale ci convenga esser salvati" (Atti degli Apostoli 4:12)

La verità centrale di tutta la Parola di Dio è Cristo! Dalla Genesi all'Apocalisse, Cristo è il Messia, la salvezza che doveva venire (durante il tempo della Legge), la Salvezza che è venuta, la Salvezza che intercede per noi alla destra del Padre. Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. Benedetto Colui che è venuto ed è morto in croce per noi. Benedetto Colui che è risorto per noi ed in noi, per la Sua Santità, ha edificato un tempio santo: per la quale grazia, noi diciamo Abba Padre. In un tempo dove tutto è messo in dubbio, in discussione e sostenere una qualsiasi verità è ritenuto un atto di arroganza, il popolo di Dio è chiamato a sostenere l'unica verità nella quale c'è salvezza: Gesù il Salvatore. Cristo è La Via, La Verità e La Vita. Una Via, una Verità, una Vita, soltanto attraverso Cristo. Paolo scrive: "io sono posto per la difesa dell'evangelo" (Filippesi 1:17) perchè Cristo sia annunziato. Possa Dio fortificare e riempire di Spirito Santo il suo popolo, corpo di Cristo, perchè proclami sempre e soltanto la verità dell'evangelo della grazia in Cristo. 

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